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05/11/2005 - Scrivere e comunicare (4)

E allora me ne frego e pubblico anch’io su internet. Un tempo vergavamo i nostri segreti, le nostre opinioni o i semplici fatti della vita su quadernetti o diari, un po’ per riuscire a comprendere meglio quello che stava accadendo, un po’ per evitare di seppellire giorni, mesi o anni sotto una pesante coltre di indifferenza.
Facevamo di tutto per preservarli da occhi indiscreti, specialmente quelli di una madre o di una sorella un po’ curiosa. E ognuno aveva la sua tecnica: nascondigli inaccessibili, parole in codice, scrittura stenografica… un amico era arrivato a disseminare il suo diario di strafalcioni ed esagerazioni senza senso. “Così scopro subito se mia madre lo legge” mi ha confidato una volta. L’importante è saper distinguere le proprie invenzioni dalla vita reale.
E poi non ci sono solo i blog e gli altri spazi on line riservati a scrittori o aspiranti tali che vogliono pubblicare le proprie opere. La maggior parte è costituita da poesie, ma anche da opinioni, pensieri, racconti brevi o lunghi. Mi sembra una versione modernizzata dei cassetti degli scrittori.
Non so se anche a voi è mai capitato. Mi viene un pensiero, una frase, un verso e lo appunto su un pezzo di carta (un pizzino come direbbe Camilleri) prima che mi sfugga irrimediabilmente. Poi cosa ne faccio? Lo butto? No di certo, che senso avrebbe? E allora che fine gli faccio fare? Il cassetto è una delle soluzioni più praticate. Lo apro, vi faccio cadere dentro il foglio e lo chiudo. Verrà prima il giorno in cui pubblicherò qualcosa riesumato da quel ripostiglio di idee o quello in cui butterò via tutto dicendo che è venuto il momento di fare pulizia?
Oggi ho una soluzione diversa: scrivo il pensiero sul computer, faccio copia e incolla e lo deposito su un sito specializzato nell’ospitare le persone che hanno il mio stesso problema, se vogliamo chiamarlo così. La differenza rispetto al cassetto? Altre persone avranno possibilità di leggere quello che ho scritto e così trasformerò il mio pensiero in comunicazione. Se ci pensate è una rivoluzione epocale che sconvolge il modo stesso di intendere il pensiero e la scrittura. Certo, c’è il vecchio discorso dei cani e dei porci, ma mi sembra che l’editoria su carta non sia da meno.
Il principale problema che mi viene in mente? La visibilità, come tutto ciò che appare sul web. Internet, più che una rete, è diventata un oceano inflazionato: trovare il pesce che si desidera può diventare un bel problema. Ogni giorno nascono nuovi blog (è semplicissimo: bastano due click e il gioco è fatto) e gli ultimi dati parlano di oltre 20 milioni di spazi attivi. Molto spesso mi chiedo chi li leggerà o, ancor peggio, chi si renderà anche solo conto della loro nascita.
Penso che, per chi scrive in quegli spazi mettendoci tutto se stesso, sia un pensiero molto, molto triste.

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